Il difensore della Fiorentina è in scadenza. L’altra pista calda è quella dell’esterno Aogo dell’Amburgo
La crisi del mercato nei
primi anni 2000
Verso la fine degli anni novanta si è registrato un aumento
esponenziale del costo medio di trasferimento dei giocatori, dovuto ad
una pericolosa tendenza al rialzo, una eccessiva valutazione di
giocatori mediocri (anche causata dallo sfruttamento delle cosiddette
“plusvalenze”, vedi paragrafo sotto) ed a gestioni economiche
deficitarie. Il record del trasferimento più costoso è stato infatti
abbattuto praticamente ad ogni estate, arrivando a toccare la cifra
ancora imbattuta di 120 miliardi di lire per il passaggio di Zinedine
Zidane dalla Juventus al Real Madrid nell’estate 2001. Questa corsa
alla spesa ha poi causato una stagione di vacche magre, caratterizzate
da problemi finanziari per la maggior parte delle squadre: due “big” di
quegli anni come Lazio e Parma, sempre ai vertici sia in Italia che in
Europa, per colpa dei miliardi di debiti accumulati sotto le gestioni
di Sergio Cragnotti e Callisto Tanzi (padroni rispettivamente di Cirio
e Parmalat, che anche hanno avuto pesanti rovesci e perdite) hanno
subito grossi ridimensionamenti e hanno dovuto cedere i giocatori più
rappresentativi, uscendo di fatto dalla lotta alle prime posizioni. Non
solo: nomi celebri come Fiorentina, Napoli e Perugia sono falliti e
solo grazie ad una legge “ad hoc”, il Lodo Petrucci, sono potuti
ripartire dalle serie inferiori con una nuova proprietà. Ma i
fallimenti non si sono fermati alle grandi squadre: decine di
formazioni hanno avuto gli stessi problemi e ogni stagione dal
2002-2003 in poi è stata caratterizzata, dalla A alla C2, da
penalizzazioni o retrocessioni causate da inadempienze finanziarie o
fallimenti.Questa diffusa incertezza finanziaria si è ovviamente
riflessa sul mercato: dal 2004-2005 in poi non ci sono più state grandi
cifre come quelle degli anni passati e anche il volume di movimenti si
è di molto ridotto. Le squadre, anche le più grandi, puntano molto sul
meccanismo del prestito e riservano gli investimenti, eventualmente
finanziati dalle casse private dei ricchi proprietari, solo per i
campioni più famosi. Il calcio italiano sta in questi anni subendo il
sorpasso di club stranieri, come quelli spagnoli e inglesi, nelle
disponibilità finanziarie e nell’attrattiva verso i calciatori. I
dirigenti ora pongono molta attenzione a raggiungere il pareggio di
bilancio ed essere una società autonoma, che si finanzia grazie alle
sue entrate, prendendo come modello la Juventus degli anni Novanta,
sotto la gestione di Moggi, Giraudo e Bettega. Si sta sviluppando
negli ultimi tempi un movimento di opinione per cercare di ridurre i
costi del calcio in generale, dagli stipendi ai prezzi dei biglietti
allo stadio.


